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lunedì 8 marzo 2021

Peramisù

Un tiramisù fatto con savoiardi, cioccolato, pere e mascarpone Stuffer. Ricetta facile e veloce.

Un dolce al cucchiaio che per la presenza di savoiardi e mascarpone di ottima qualità riporta al tanto amato dolce, tiramisù. Ma se è fatto con le pere, come si chiamerà? Peramisù, vero? Un dolce facile e veloce da preparare che sarà un successo assicurato perché pere e cioccolato sono già un abbinamento di bontà su bontà, figuriamoci se ci mettiamo pure il mascarpone!

Questo dolce in verità, mi riporta alle colazioni che ci preparava nonna con pane, burro, confettura di pere e una tazza di latte al cioccolato, ma mi ricorda anche i dolci facili e veloci che faceva mia mamma che lavorava sia dentro che fuori casa ma voleva comunque preparaci una coccola con le sue mani anche se il suo stipendio poteva permetterle di ordinare quello che voleva alla pasticceria più rinomata (e costosa) della città. Alla fine, i dolci semplici preparati da lei erano sempre i migliori.

Un tiramisù fatto con savoiardi, cioccolato, pere e mascarpone Stuffer. Ricetta facile e veloce.

Ingredienti:

  • 500 g di pere al netto degli scarti
  • 200 g di zucchero
  • mezza bacca di vaniglia (o un cucchiaino di estratto)
  • 1 cucchiaiata di succo di limone
  • 500 g di mascarpone Stuffer
  • 200 g di panna
  • 24 savoiardi grandi
  • 250 g di latte
  • 50 g di brandy (sostituite con latte in caso ci siano bambini)
  •  40 g di cacao amaro in polvere
  • 100 g  di cioccolato fondente grattugiato
Un tiramisù fatto con savoiardi, cioccolato, pere e mascarpone Stuffer. Ricetta facile e veloce.


Procedimento:

Pelate le pere, tagliatele a dadini e mettetele a cuocere con 200 g di zucchero, una cucchiaiata di succo di limone e i semi di mezza bacca di vaniglia che inciderete con un coltello appuntito e raccoglierete raschiando l'interno. Vi servirà una padella larga in modo che l'acqua delle pere evapori velocemente e in questo aiuterà anche il mescolare la frutta fino a ottenere una confettura abbastanza asciutta. Lasciate raffreddare completamente prima di procedere facendo incorporare la confettura di pere al mascarpone.
Montate bene la panna e con un spatola di silicone o un mestolo in legno, con movimenti lenti dal basso verso l'alto amalgamate la panna con la crema di mascarpone alle pere.
Sciogliete il cacao amaro nel latte e aggiungete in brandy (o rum scuro). Tuffate velocemente i savoiardi  e posizionate la metà su un piatto di portata. Versate sopra la metà della vostra crema di mascarpone e pere, proseguite posizionando sopra il resto dei savoiardi inzuppati sempre, poi il resto della crema e completate con cioccolato fondente grattugiato. Lasciate riposare per un'oretta almeno in frigo e godetevi un dolce al cucchiaio facile e velocissimo!

Un tiramisù fatto con savoiardi, cioccolato, pere e mascarpone Stuffer. Ricetta facile e veloce.


lunedì 1 marzo 2021

Torta variegata (vaniglia - cacao) senza glutine

Torta variegata senza glutine, dalla consistenza equilibrata e dal profumo unico di vaniglia e cacao. Ottima per colazione e momenti di relax.

Bloghino mio, compi 5 anni oggi! Cinque anni di compagnia, di crescita di confidenze, di conoscenze di ricette, storie e foto e io mi sento come cinque anni fa. Pronta a tirare qualcosa fuori dalla cucina, piazzarlo sulla scrivania di legno vicino alla finestra e maldestramente fotografarlo. Mancano ancora un sacco di ricette e racconti, intanto sono riuscita finalmente a fare una torta variegata vaniglia - cacao senza glutine! Una torta bicolore! Un quasi marble cake! Quasi, dato che più che torta marmorizzata mi sembra una torta maculata. E sai bloghino mio, anche se contieni tante mie torte buonissime, io e le torte abbiamo una storia travagliata. Le torte le facevo con nonna e mi ricordo eccome la bontà che si sfornava in quei primi ricordi d'infanzia. Poi gli anni sono passati, la cucina di casa è passata sotto la mia giurisdizione e urgeva fare torte per tappare i buchi affettivi che erano venuti a crearsi. La piccolina di casa mi metteva al corrente sempre, per ogni torta fatta dalle mamme della sua classe che fornivano così la merenda della metà mattina ai pargoli. "Oggi la mia compagna di banco aveva per merenda una torta fatta da sua mamma" diceva la piccolina scandendo bene quel "sua mamma" come per girare il coltello nella piaga. Arrivavo allora a sfornare anche 5 torte diverse (tra cake e pites) il fine settimana e le foto di famiglia dell'epoca lo testimoniano. Eravamo tutti rotondetti e ben imbottiti. La mamma non la potevamo avere più, ma le torte sì! Solo che non sempre mi uscivano! Stesse ricette collaudate, stesso forno, stesse mani, eppure... Delle volte uscivano meravigliosamente e altre proprio un pianto! Non si gonfiavano, oppure mentre tutto filava liscio, si sgonfiavano. Un incubo, tanto da convincermi che io e le torte non  eravamo un connubio felice.

Gli anni passarono e finì col rinunciare di fare le torte, dato che i fratellini erano pure cresciuti e le torte non suscitavano lo stesso interesse durante l'adolescenza, periodo nel quale si incomincia anche a badare alla linea. Il mio cucinare però aveva contagiato di passione anche il mio fratello più piccolo che presto si iscrisse al triennio di formazione per cuochi professionali. Con grande emozione mi raccontò aver ricevuto i complimenti dello chef - docente per la prima prova pratica che consisteva nel rompere un uovo e differenziare il tuorlo dall'albume. "Bravo ragazzo" gli disse "si vede che hai avuto delle brave cuoche in famiglia e le hai osservate all'opera." Me lo disse pieno d'orgoglio, come per dire che anche se tutti gli altri avevano avuto la mamma in casa, in quel momento lì, lui era stato l'unico a non essere in difetto. E poi pieno d'entusiasmo aggiunse: "ho scoperto perché tante tue torte uscivano un disastro! Lo sai che non devi aprire il forno prima  che siano trascorsi almeno 25-30 minuti?" "certo che lo so!" E lui: "ah, bene... perché io non lo sapevo e dopo che infornavi andavo di nascosto e aprivo per vedere come procede e odorare un  po'. Mi piaceva..." Non saprei quantificare quante torte mi ha rovinato e quanta autostima mi ha minato questo fratello, che alla fine è diventato cuoco e docente di cucina nei corsi statali e col quale ci piace confrontarsi spesso.
La torta variegata vaniglia e cacao non mi era mai, mai, mai uscita, perché era una di quelle che più mio fratello prendeva di mira e seguiva durante la cottura, aprendo anche tre, quattro volte lo sportelo  senza che io me ne accorgessi. Quel profumo di cioccolato misto vaniglia era il suo preferito. Ammetto comunque che anche senza qualcuno che ti apra lo sportelo del forno durante la cottura, non è una torta facile. Bisogna avere le consistenze giuste perché l'effetto bicolore esca ben definito visivamente senza che la parte scura sprofondi perché più pesante e senza che durante la degustazione vengano avvertiti due impasti di consistenza diversa. 
Con questa torta ho ottenuto un equilibrio perfetto e per fortuna nessuno più mi apre in forno di nascosto.
Bloghino mio, auguri ancora! Lasciamo la ricetta ai posteri che già abbiamo chiacchierato troppo.   


Torta variegata senza glutine, dalla consistenza equilibrata e dal profumo unico di vaniglia e cacao. Ottima per colazione e momenti di relax.

Ingredienti per tortiera da 22 cm:
Per l'impasto base

  • burro e farina per la tortiera
  • 150 g di burro o margarina di qualità
  • 150 g di zucchero
  • 150 g di mix di farina senza glutine (Schar)
  • 3 uova medie
  • un pizzico di sale
  • 8 g di lievito in polvere
Per le variazioni:
  • 20 g di cacao amaro
  • 40 di mix di farine senza glutine
  • mezza stecca di vaniglia o 1 vanillina
Torta variegata senza glutine, dalla consistenza equilibrata e dal profumo unico di vaniglia e cacao. Ottima per colazione e momenti di relax.


Procedimento:

Imburrate e infarinate una tortiera da 22 cm e accendete il forno a 180°C in modalità statico.
Con le fruste elettriche lavorate il burro a temperatura ambiente con lo zucchero e il pizzico di sale per 5-6 minuti. Aggiungete uno per volta le uova, sempre a temperatura ambiente e solo quando l'impasto avrà assorbito il precedente. Inserite la farina setacciata col lievito.
Dividete l'impasto in due parti uguali. In una parte aggiungete 20 g d cacao amaro e nell'altra i semi di mezza stecca di vaniglia o la vanillina e i 40 g di mix di farine senza glutine.
Versate gli impasti in modo alternato nella tortiera e se vi piace, con un cucchiaio, mescolate con tre sole mosse l'impasto. Infornate a 180°C in forno statico preriscaldato, per 35 minuti circa. Io l'ho lasciata per 42 minuti, perché la voglio ben asciutta in modo che accompagni bene le mie tisane o un poco di latte freddo per la colazione. Dopo 35 minuti fate comunque la prova stecchino per controllare la cottura. Infilate uno stecchino che se esce senza impasto attaccato sopra significa che la vostra torta variegata vaniglia - cacao senza glutine è pronta per essere sfornate e lasciata sfreddare sopra una grata.


Con queste ricette ho festeggiato i tuoi precedenti compleanni:
Torta pane, burro e marmellata
Mille foglie di pasta fillo caramellata
Halva di Farsala
Karidopita

Torta variegata senza glutine, dalla consistenza equilibrata e dal profumo unico di vaniglia e cacao. Ottima per colazione e momenti di relax.


giovedì 25 febbraio 2021

Pane di segale

Pane di segale

 
Pane di segale. Sapore della mia infanzia. Il pane non si taglia col coltello, diceva qualcuno. Si spezza con la mano e si divide. Tagliarlo col coltello rischi di infilare la lama nei sentimenti e nei pensieri di chi con le mani l'ha impastato, impregnandolo. Quando mangi pane, in realtà ti nutri dell'energia che l'ha generato e non deve essere un'energia meccanica, ma l'energia dell'anima di chi ha impastato. Ebbene sì, impasto con le mani perché per me è un momento di meditazione (come lo è tutto il mio stare in cucina d'altronde), un momento di raccoglimento e interazione tra me e l'energia cosmica che va dal germogliare del seme di grano alla macinazione di un antico mulino. Potrei tirarvi giù un sacco di teorie su come cambia il sapore di un pane impastato a mano e non con una lucente planetaria, che non sarebbero vere, ma il sapore cambia, fidatevi.
Per questa pagnotta fatta con farina di segale e farina Primitiva tipo 1 del molino Pasini, ho dovuto risvegliare il mio lievito madre che dormiva dal Giugno scorso! Sapete che per il mio lievito madre seguo le istruzioni di nonna, su come conservarlo e trattarlo che sono del tutto empiriche ma funzionano bene, senza esuberi e inutili sprechi di energia a rinfreschi che non servono. Quindi ogni volta che voglio panificare, sveglio il lievito, lo rinfresco una prima volta e al secondo rinfresco prendo la quantità che mi serve e una pallina di 50 g la butto dentro un sacchetto di farina, coprendola e lì rimane intatta anche per mesi, conservata in luogo buio e asciutto.

Il pane di segale è per me dei pani più buoni in assoluto. Fatto con lievito madre poi, lo è ancora di più.

 

Pane con farina di segale integrale e lievito madre, conservato secondo il metodo tradizionale greco.

Ingredienti:
  • 200 g circa di lievito madre 
  • 200 g di farina integrale di segale
  • 400 g di farina Primitiva tipo1 (molino Pasini) 
  • 400 g di acqua tiepida
  • 20 g di sapa (mosto cotto sostituibile da un cucchiaino di miele o malto d'orzo)
  • 20 g di sale
Pane con farina di segale integrale e lievito madre, conservato secondo il metodo tradizionale greco.

Procedimento:

Prendete il lievito madre conservato nella farina (stiamo parlando di una pallina d'impasto di 50 g al momento della conservazione) che ormai sarà diventato una bolla secca (di 35 g circa) e frantumatelo dentro un mortaio. Trasferitelo in una ciotola, aggiungete 40 g di acqua tiepida e lasciatelo riposare per un oretta. Dopo di che aggiungete 50 g di farina 00, impastate e avete fatto il primo rinfresco. Coprite con pellicola bucata un paio di volte e lasciate riposare i vostri 125 g di lievito madre per  4-5 ore. Trascorso tale tempo, aggiungete altri 25 g di acqua tiepida e 50 g di farina arrivando così a 200 g di lievito madre e lasciatelo lievitare anche tutta la notte. Prima di panificare fate un ultimo rinfresco con 25 g di acqua e 50 di farina, togliete una o due palline da 50 g e conservatele per la prossima panificazione. 
E adesso siete pronti per impastare. 
Mischiate le farine, fate un cratere, aggiungete 400 g di acqua tiepida e 20 g di sapa, miele o malto d'orzo, con una forchetta mischiate e lasciate riposare per una mezz'oretta o anche di più, poi, aggiungete l'impasto di lievito madre a pezzetti e impastate per una ventina di minuti fino a che non vedrete il vostro impasto cambiare, staccarsi dalle pareti e comportarsi come una massa coesa. Come si dice, fino a quando l'impasto inizi a incordare e in questo aiuterà il sale che aggiungerete ora. Il tempo dedicato alla preparazione del pane è tempo dedicato a voi. È tempo di osservazione e meditazione, tempo di comunione con l'Universo e tempo per scaricare tensioni e rafforzare sogni. 20 minuti passano in fretta...
Oleate una ciotola, mettete l'impasto, coprite con pellicola e lasciate  riposare per 30-40 minuti. Poi prendetelo, rovesciatelo su un piano di lavoro liscio leggermente oleato e piegate più volte l'impasto verso il centro (mettete su youtube "fare le pieghe al pane" e troverete 4.000 video). Ripetete il ciclo pausa-pieghe per altre due volte, avendo l'accortezza di piegare sempre verso la stessa parte. 
Infarinate un canovaccio di cucina (senza odore di detersivi), posizionate l'impasto con le pieghe verso l'alto. Mettete dentro un cestino o un contenitore, coprite, lasciate in luogo caldo 20°C - 22°C a lievitare per 3 - 4 ore.
Rovesciate il pane delicatamente su una teglia, praticate un po' di incisioni con un coltello affilato o una lametta, bagnate leggermente la superficie e infornate a 220°C in forno statico preriscaldato per 10 minuti, posizionando la teglia a contatto diretto col fondo del vostro forno. Abbassate la temperatura a 180°C e continuate per altri 40 minuti. Infine mettete un mestolo di legno per tenere lo sportello leggermente aperto e proseguite la cottura per altri 10 - 15 minuti circa.
Sfornate e lasciate sfreddare sopra una grata.

Pane con farina di segale integrale e lievito madre, conservato secondo il metodo tradizionale greco.


martedì 23 febbraio 2021

Horta me avgà

Uova con erbe: spinaci, porri, cicorie e tarassaco. Un piatto unico, vegetariano, dalla tradizione contadina della cucina greca. Veloce da preparare.

Horta me avgà, ovvero erbe con uova è un piatto povero della cucina greca che arriva dalla tradizione contadina. Si dice anche  "Avgà me horta", uova con erbe, a seconda dei gusti varia anche la comunicazione. Si tratta di uova sode cotte dentro un nido d'erba. "Horta" sono le erbe commestibili, che possono essere sia selvatiche che coltivate (cicorie, spinaci, bietole...) piene di minerali utili al nostro organismo ma povere di calorie. I greci, come ben sapete, amano il piatto unico come pasto, accompagnato da pane, vino, frutta e preceduto da insalata e vari stuzzichini che possono andare da una semplice manciata di olive e un pezzo di formaggio feta a svariati mezedes (stuzzichini) come antipasti. Il piatto principale però deve avere un apporto calorico pari ad un primo più un secondo piatto italiano. Nei piatti vegetariani questo apporto deriva dall'importante presenza di olio extravergine d'oliva, del quale i greci sono grandi produttori e consumatori fin dall'antichità. Tra gli ingredienti troverete la quantità minima indispensabile per fare un buon piatto, ma potete aumentare a piacere. Le dosi sono per 4 porzioni e potete giocare sulla proporzione di erbe dolci (porri, cipollotti spinaci o bietole)  ed erbe amare (cicorie, tarassaco ecc) per creare la vostra personalissima versione. Le uova vanno cotte per non più di 5 minuti, più altri due che continueranno a cuocere a fuoco spento e a pentola coperta.
È un piatto da intenditori che difficilmente piace ai bambini al primo colpo, a meno che non vengano iniziati alla degustazione da figure mitiche, come i nonni. Perciò ai miei figli, pastasciuttai e risottari accaniti, l'ho proposto con un solo uovo aspettandomi di sentire "mamma, non potevano mangiare solo uova?" Invece mi sono sentita chiedere di mettere due uova la prossima volta perché è un piatto buonissimo. Non sarà che i miei pulcini stanno crescendo? Ecco a voi la ricetta di horta me avgà o avgà me horta, come preferite:

  

Uova con erbe: spinaci, porri, cicorie e tarassaco. Un piatto unico, vegetariano, dalla tradizione contadina della cucina greca. Veloce da preparare.

Ingredienti:

  • 120 g di olio d'oliva extravergine
  • 2 porri 
  • 2 cipollotti freschi
  • 200 g di cicoria
  • 500 g di spinaci
  • 3 cucchiaiate di concentrato di pomodoro
  • 250 g di acqua tiepida
  • 4 g di sale
  • 8 uova
  • pepe nero
Uova con erbe: spinaci, porri, cicorie e tarassaco. Un piatto unico, vegetariano, dalla tradizione contadina della cucina greca. Veloce da preparare.

Procedimento:

Private i porri e i cipollotti dalle foglie esterne, tagliate la cima e la parte della radice, lavateli e tagliati a rondelle metteteli ad appassire nell'olio caldo, a fuoco basso. 
Aggiungete la cicoria lavata e tagliata e pezzi di 2 cm circa e continuate a rosolare a fuoco basso mischiando delicatamente per 5-7 minuti. Spezzettate le foglie degli spinaci, aggiungeteli e aggiungete anche il concentrato di pomodoro diluito nell'acqua tiepida e il sale. Coprite e lasciate cuocere per 5 minuti.
Fate col mestolo un buco nelle verdure e ad ogni buco rompete un uovo. Salate, pepate, coprite e lasciate cuocere per cinque minuti a fuoco basso per ottenere un uovo sodo come Dio comanda. Spegnete e lasciate la pentola coperta per altri due minuti massimo.
Servite caldo con del buon pane e un bicchiere di vino e il pasto è presto fatto!

Uova con erbe: spinaci, porri, cicorie e tarassaco. Un piatto unico, vegetariano, dalla tradizione contadina della cucina greca. Veloce da preparare.


domenica 7 febbraio 2021

Horta vrastà - erbe selvatiche bollite

Insalata di erbe selvatiche e patate bollite. Ricetta antica, a basso costo.


Piove. Sapete cosa significa? La terra si disseta, l'aria di colma del profumo della natura, gli uccellini aspettano trepidanti che le pozzanghere si riempiono per bere e lavarsi  e fra un paio di giorni io potrò raccogliere nuovamente cicoria, ortiche, dente di leone preparare nuovamente questo piatto che sa di antica saggezza nel nutrirsi. Horta, plurale di horto che vuol dire erba. In greco antico "hortos" (vi ricorda una parola che si usa in italiano? Orto) indicava inizialmente il recinto usato per pascolo degli animali e in seguito il termine si estese anche all'erba che nutre (sia animali che uomini). Questa parola scelgono gli antichi greci per esprimere il senso di pienezza di chi si è nutrito e non ha fame. Di chi è sazio. "Ηortazo" (χορτάζω) dicevano gli antichi per dire "nutro a sazietà, sfamo". "Horteno" (χορταίνω) dicono i greci di oggi per lo stesso concetto. Horta quindi, dalla antichità fino ad ora, perché per molti elementi culturali che ci appartengono, l'antichità è un periodo svolto proprio l'altro ieri.

Quali erbe selvatiche però sono commestibili e dove si possono raccogliere? Per prima vi dico che se fate una passeggiata in campagna, in cerca di erbe selvatiche dovete osservare alcune regole: Non ci si avventura in terreni coltivati e/o recintati, si raccoglie lontano dai bordi delle strade dove di depositano i metalli pesanti degli scarichi delle macchine, non si raccoglie sotto alberi da frutta se non avete certezza che non siano stati trattati con pesticidi, e soprattutto,  non si sradica nulla! Si tagliano sempre le foglie affondando il coltello e tagliando subito dopo l'attaccatura delle foglie, lasciando così che la radice germogli nuovamente più volte in modo da poter concludere il suo ciclo vitale.
Le erbe selvatiche commestibili sono tante, ma per questo piatto si possono raccogliere: la cicoria, il tarassaco o dente di leone, i germogli dei papaveri, carote selvatiche, la ruchetta e l'ortica, le bietole selvatiche.
Fondamentale che le patate che accompagneranno le erbe siano di ottima qualità, possibilmente coltivate in montagna e che vengano bollite con la buccia, nella stessa acqua di bollitura delle erbe.

Insalata di erbe selvatiche e patate bollite. Ricetta antica, a basso costo.

Ingredienti:
  • erbe selvatiche (cicoria, tarassaco, ortica, bietole selvatiche ecc)
  • patate
  • sale
  • limone
  • olio extravergine d'oliva delicato
Insalata di erbe selvatiche e patate bollite. Ricetta antica, a basso costo

Preparazione:

Prendete le erbe in mano una ad una e togliete con la mano impurità, foglie gialle o secche, fili d'erba non commestibili che possono essere finiti in mezzo al raccolto.
Mettete tutte le erbe in una bacinella piena d'acqua e lavatele. Lasciate che i residui di terra essendo pesanti si depositano sul fondo. Trasferite le erbe in un scolapasta e rovesciate l'acqua. Sciacquate la bacinella, riempitela nuovamente d'acqua e tuffate ancora le erbe selvatiche. Ripetete fino a che nell'acqua non ci saranno più residui.
Mettete in una pentola abbondante acqua leggermente salata e tuffate le erbe. Lavate bene anche le patate e posizionatele sopra le ebre, in modo che le aiutino a restare dentro l'acqua. Fate bollire a fuoco basso per una ventina di minuti. Controllate la cottura delle patate e delle erbe e scollate, togliendo con un forchettone prima le erbe e poi le patate, posizionandole sopra le erbe sempre in modo da far peso e farle perdere l'acqua di cottura.
Appena la temperatura lo permette, spellate le patate e tagliatele a cubetti. Aggiungete nel piatto di portata le erbe e condite il tutto con abbondante succo di limone e olio d'oliva extravergine ed eventualmente sale. Servite come insalata calda, invernale, che precede un piatto di carne arrosto, ma anche come piatto unico.
Una ricetta antica, a basso costo ma ed elevato valore nutritivo e culturale, perché necessita di conoscenze che ormai sono dominio di pochi.

Insalata di erbe selvatiche e patate bollite. Ricetta antica, a basso costo.


giovedì 4 febbraio 2021

Tartine alla nocciola

Tartine di pasta frolla Stuffer, ripiene con mousse di mascarpone e crema di nocciole.

E siamo già nel mese degli innamorati! Il primo mese di questo anno carico di speranze ce lo siamo fatto fuori. Arriva quindi fra un po' il primo San Valentino dell'era delle mascherine e chi sa quanti ne trova in Regioni diverse, o peggio in DAD, la famigerata Didattica a Distanza... Poveri giovani innamorati!
Noi intanto facciamo le prove tecniche di dolci da innamoramento, perché anche se è vero che il cuore dopo 26 anni di rapporto batte forte solo quando in macchina, dopo essersi allontanati da casa per due km e a marcia sostenuta per arrivare in orario ad un appuntamento importante, lui si gira, ti guarda e ti dice: "hai spento il gas?" E tu col cuore in gola e i titoli dei giornali che scorrono davanti a te sul rogo che ha distrutto tutta la tua vita, gli rispondi: "Sì amore, l'ho spento" e dentro di te inizi a pregare a tutti gli dei della Terra che sia vero. Anche se il batticuore ormai ce l'hai in questi momenti di puro surrealismo esistenziale, due dolcetti per San Valentino li vogliamo fare o no? Ce la vogliamo addolcire questa giornata? Giusto per ricordare che le premesse di quando eri piccola erano ben diverse e lontane dal festeggiare una qualsiasi giornata da innamorati, data l'attribuzione di una certa acidità che avrebbe fatto desistere qualsiasi pretendente. Ma sì, facciamo le tartine alla nocciola che sono facili e molto soddisfacenti, come d'altronde dovrebbe essere tutto nel amore; facile e gratificante, perché se bisogna starci a lavorare, a capire, a decidere, se il cuore va in conflitto con la mente, non è amore, lasciate perdere e fatevi lo stesso due tartine che ve ne innamorerete di loro, ne sono certa.

Tartine di pasta frolla Stuffer, ripiene con mousse di mascarpone e crema di nocciole.

  Ingredienti:
  • 1 base di pasta frolla Stuffer
  • 250 mascarpone Stuffer
  • 180 g di crema di nocciole (la mia fatta in casa, ricetta: QUI)
  • 40 g di rum scuro Iva bene anche brandy o cognac)
  • 20 g di cacao amaro
  • 6 nocciole
  • cuoricini di zucchero, codine o granella per decorare
  • olio di semi per spennellare

Pasta frolla Stuffer

Pasta frolla Stuffer


Procedimento:

Accendete il forno a 180° C statico. Srotolate la pasta frolla e con un coppa pasta leggermente più grande delle formine per tartine tagliate sei cerchi. Spennellate le formine con olio di semi, adagiate i dischi di pasta frolla e con i lembi di una forchetta bucherellate il fondo e fate aderire bene la frolla. Con una formina a forma di cuore tagliate sei cuoricini. Infornate e lasciate cuocere per 8 minuti circa, o fino a doratura desiderata.
Con le fruste elettriche, lavorate il mascarpone con la crema di nocciole, il cacao e il rum. Trasferite ad una sac a poche, aspettate che le tartine di frolla siano fredde e maneggiandole delicatamente toglietele dalle formine e riempitele con la crema. Decorate con una nocciola, un cuoricino di frolla e cuoricini di zucchero, codine o granella. Facile no?

Baci, abbracci e alla prossima ricetta!

Tartine di pasta frolla Stuffer, ripiene con mousse di mascarpone e crema di nocciole.


domenica 31 gennaio 2021

Crauti

Cavolo cappuccio bianco, tagliato a listarelle e sottoposto a fermentazione lattica. Un alimento ricco di vitamine e sali minerali.

 Crauti. Cosa sono i crauti e come si preparano? Un contorno della cucina tedesca, ottenuto della fermentazione lattica del cavolo cappuccio bianco. Viene associato principalmente alla Germania ma la verità è che vengono preparati in molti altri paesi, compresi la Grecia dove li troverete col nome "toursì".  Io come crauti, li ho assaggiati per prima volta preparati da una amica ungherese, sua mamma e sua zia, dato che fanno parte anche della cucina ungherese. Ed è stata lei a insegnarmi come si preparano i crauti, quindi questa è la ricetta della versione ungherese.

Cavolo cappuccio bianco, tagliato a listarelle e sottoposto a fermentazione lattica. Un alimento ricco di vitamine e sali minerali.

Il cavolo cappuccio bianco che in Grecia è molto amato ed apprezzato come ortaggio, viene consumato in insalata (QUI e QUI), come involtini che si chiamano dolmades, come risotto o toursì che diventa antipasto per accompagnare aperitivi.
Vi metterò anche le due versioni greche che comunque coincidono con le insalate. Intanto vi lascio quella ungherese, che non so se coincide o meno a quella tedesca, ma è molto buona.

Cavolo cappuccio bianco, tagliato a listarelle e sottoposto a fermentazione lattica. Un alimento ricco di vitamine e sali minerali.

Ingredienti:

  • 1 kg circa di cavolo cappuccio bianco
  • 2 foglie di alloro
  • 20 g di sale
  • 5 g di zucchero
  • 1 cucchiaino di cumino
  • pepe in grani
  • 100 ml di acqua
  • fette di pane
Cavolo cappuccio bianco, tagliato a listarelle e sottoposto a fermentazione lattica. Un alimento ricco di vitamine e sali minerali.

Esecuzione:

Togliete le foglie esterne di un cavolo cappuccio bianco, tenero, compatto e fresco di taglio. Lavatelo e grattugiatelo. Aggiungete al cavolo il sale, lo zucchero, le foglie di alloro lavate e spezzettate, il cumino, i grani di pepe, l'acqua e trasferitelo in un vaso di vetro col coperchio ma non a chiusura ermetica. Premete il cavolo che inizierà a buttare anche la sua acqua di vegetazione e posizionate sulla superficie delle fette di pane per coprirlo. L' amica Agnes che mi ha insegnato come preparare i crauti, mi ha spiegato che il pane va tolto dopo due giorni e buttato via. Serve per tenere il cavolo leggermente premuto e per raccogliere la schiuma che si produce i primi giorni di fermentazione.
Tenete il barattolo fuori dal frigo ma anche lontano da fonti di calore e senza sole diretto.
Dopo una settimana, dieci giorni, sono pronti per essere consumati, anche se la fermentazione può essere prolungata per un mese intero.
Una volta pronti toglieteli dalla salamoia, conditeli con olio d'oliva extravergine e utilizzateli come contorno di carni arrosto, saltati in padella, oppure per preparare questi squisiti involtini ungheresi di cavolo verza: 
Töltött kàposzt 

Cavolo cappuccio bianco, tagliato a listarelle e sottoposto a fermentazione lattica. Un alimento ricco di vitamine e sali minerali.