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sabato 14 aprile 2018

Torta mascarpone e pesche sciroppate


Sei piccola, mamma e papà lavorano entrambi e così capita che stai un po' da zia, un po' da una vicina, qualche volta vai col nonno in ufficio e mentre lui progetta e disegna a mano, case, strade, edifici pubblici e privati, tu sul tavolo da disegno di fronte al suo disponi in fila squadrette, matite e gomme e provi a vedere cosa riesci a farti regalare. Questo fino alle 11:30 orario nel quale si fa la pausa e mano nella mano col nonno ci si sposta sul lungomare per il quotidiano incontro con gli altri ingegneri della zona. Ci si accomoda nei tavolini all'aperto del caffè Minerva, il primo caffè-pasticceria aperto nel 1935 che oltre i 4 dolci di produzione propria, il suo servizio di 24 ore su 24 offre anche caffè, bibite, e aperitivo di birra o ouzo con un vassoio di standard stuzzichini chiamato pikilìa (ποικιλία che vuol dire "varietà"). Al cameriere, basta il saluto e pochi sguardi d'intesa e lo si vede dirigersi subito verso la cucina, tanto sa che tutti sono là per birra - pikilìa. Esce e portando a tavola le prime ordinazioni, ti guarda, ti sorride e chiede "e la piccolina cose prende oggi?" "Le vuoi le pesche sciroppate?" chiede il nonno e mentre la piccolina avrebbe bisogno di un'eternità per rispondere, nonno e cameriere decidono di comune accordo che pesche sciroppate possono andare bene e in effetti tu le adori!
Ma passano gli anni, il tempo scorre inesorabilmente sulla città che cambia. Le strade diventano più piccole, non dai la mano a nessuno per attraversarle. La compagnia di colleghi ingegneri ha cambiato punto di ritrovo da un bel po'. Si sono tutti trasferiti nell'aldilà, nonno compreso, dove sicuramente si danno appuntamento alla solita ora. Tu ormai sei ragazza grande o quasi... Grande, grande abbastanza per iniziare le prime uscite con amiche e amici. " E dove andiamo?" "Per caffè da Minerva!" Ma dai! Esiste ancora? Ci andavi quando eri piccola... ma è lo stesso posto? Sì, proprio sul lungomare. Tu sei cambiata, il mondo è cambiato e Minerva è rimasta sempre lì e prima di accomodarsi nei tavolini all'aperto i tuoi compagni d'uscita hanno già scelto come preferiscono il caffè che prenderanno. "Anche tu caffè, vero?" Sì, sì, caffè ormai sono grande, posso prendere anche il caffè. E poi arriva il cameriere che ha un viso familiare. Ti guarda, sorride e "piccolina come stai? Come sei cresciuta! Sei la nipote di...ecc ecc..." Prende mentalmente nota delle ordinazioni di caffè e mentre tu ci sei quasi per decidere, parte la fatidica domanda: "Le vuoi le pesche sciroppate?" e senza che tu faccia in tempo a rispondere parte il comune accordo col nonno dall'aldilà e la decisione e presto presa! Tutti il caffè e tu le pesche sciroppate!
Cosa c'entri adesso tutto questo con la torta mascarpone e pesche sciroppate? Nulla. Era per dirvi che con le pesche ho un rapporto karmico a quante pare. Ve l'avevo già raccontato QUI parlando del frullato di pesche, figuriamoci con quelle sciroppate! Quindi ieri quando mi sono trovata di fronte alla torta mascarpone e pesche sciroppate sul blog di Chicca in cucina non ho potuto farne a meno che prepararla subito! Ovviamente per come succede con tutte le ricette, l'ho adattata alle mie esigenze di intolleranze alimentari e nello specifico l'ho preparata senza glutine riducendo anche un poco la quantità di zucchero. Che vi devo dire... STREPITOSA!



Ingredienti:
  • 180g di zucchero
  • 3 uova
  • 250g di  mascarpone
  • 1 pizzico di sale
  • scorza di limone NON trattato
  • 250g di farina di riso
  • 4 pezzi di pesche sciroppate (circa 250g)
  • 8g lievito in polvere (mezza bustina)
  • zucchero a velo facoltativo


Esecuzione:

Lavorate con le fruste elettriche le uova con lo zucchero e il sale fino ad ottenere una crema chiara e spumosa.
Aggiungete il mascarpone, la scorza di limone e continuate a lavorare per rendere il composto omogeneo. 
Proseguite con la farina di riso e il lievito. All'ultimo inserite le pesche sgocciolate e tagliate a pezzettini, ma a questo punto incorporatele con l'aiuto di una spatola di silicone, non più con le fruste! 
Rovesciate il composto in una tortiera foderata da carta forno o se volete imburrata e infarinata, livellate bene e infornate in forno statico prescaldato, a 180°C per 40 minuti.
Lasciate sfreddare, spolverate con zucchero a velo se volete e godetevela! Buonissima, con o senza glutine!
Grazie Chicca!




giovedì 17 agosto 2017

Frullato di pesche

Le portava delle pesche dolci e succose col velluto della loro pelle ancora intatto. Diceva che queste pesche le somigliavano o meglio che lei nella sua intimità era come le pesche. Paragone che non aveva mai capito fino in fondo o che non voleva mai capire fino in fondo.

 Lei prendeva le pesche, le frullava, allungava con acqua fresca, cubetti di ghiaccio, delle volte un poco di zucchero e gli porgeva il bicchiere. E in quei bicchieroni di frullato di pesche trovavano rimedio per la calura dell'estate, affogavano risate, desideri e mezze parole d'amore.

Erano le ultime sere che trascorrevano insieme prima che lei partisse in cerca di luoghi nuovi, incontaminati dalle brutture della sua giovane vita. Sere, notti intere trascorse fino all'alba, andando avanti con pesche frullate, cantando, ridendo, guardandosi in silenzio, facendo l'amore a parole scritte su fogli di carta. “Lo sai che lì non ci sarà chi ti porta le pesche? Sei sicura di voler andare?” le chiese lui una notte.“Sono sicura e consapevole” rispose lei sorridendo e così il 17 Agosto del 1994 arrivò in quella città dove nessuno parlava la sua lingua. Straniera tra stranieri. La prima cosa fu arrivare in albergo e farsi una dormita di 5 ore per recuperare la fatica del viaggio. Si svegliò con una fame da lupi in una città piacevolmente calda. L'albergo a due passi dalle piazze. Eccitazione della prima esplorazione. Lei da poco 18enne in un luogo mai visto nemmeno in foto. Città bellissima, di quelle che ti sembra amare dal primo momento ma che solo vivendo scopri di amare ogni giorno di più.
Si sedette sui tavolini di un locale che non riusciva bene a catalogare. Di sicuro non si trattava di un ristorante e nemmeno di un locale notturno. Qualcuno mangiava un gelato, qualcun altro beveva un bicchiere di birra. Un bar con servizio a tavola in piazza della Frutta a Padova. Consapevolezza che avrebbe acquisito più in là.
Chiese gentilmente la lista e si complimentò con se stessa per essere riuscita a formulare correttamente la frase. Con la lista arrivò anche lo sconforto! Il suo miglior italiano l'aveva investito nel “potrei per cortesia avere il listino?” Di quello che era scritto non capiva nulla! Cosa era lo spek e i tramezzini C'erano i toast che conosceva ma quanti avrebbe dovuto chiedere per sfamarsi dopo 10 ore senza mangiare? Decise di affidarsi ai consigli del cameriere. "Mi potrebbe consigliare Lei?" Chiese mettendo da parte il listino.
Lui incominciò a dire altre tante stranezze. C'era un certo prosciutto che si mangiava sia cotto che crudo. Crudo? No, per carità! Si sa, quando sei lontano da casa meglio evitare di mangiare cose crude che non si conoscono! Panino, era pane piccolino ok, ma fontina era fonte piccolina? Ah, formaggio! Ok! Panino con prosciutto cotto, melanzane e fontina! E da bere, acqua liscia o gassata? Liscia??? L'acqua poteva essere liscia o riccia come i capelli delle donne appena uscite dal parrucchiere? E gassata poi cosa voleva dire con gas? Con metano? Chiese qualcosa altro e il paziente cameriere le consigliò una birra bionda alla spina!!! Lei si perse completamente. Sapeva che le spine ce l'avevano le rose ma le birre no... Se non fosse per la vergogna si sarebbe messa a piangere come in bimbo il primo giorno all'asilo. “Vorrei bere una cosa naturale” disse disperata e il cameriere sorridendo raccolse i listini: “tranquilla, faccio io!” Si presentò dopo poco con un bel panino e una bicchierone di frullato di pesche! Era finita in un posto, dove qualcuno le portò non le pesche bensì il frullato direttamente! Non poteva che essere un segno del destino che si prendeva beffa di lui che avrebbe cercato di intimidirla sperando che cambiasse idee restando per sempre nella loro città!
Chiedendo il conto chiese al cameriere se le poteva scrivere come si chiamava in italiano quello che le aveva portato da bere. Le consegnò un fogliettino con su scritto “centrifuga di pesche”.
Il giorno dopo lei tornò spavalda. Il cameriere, un altro. “Un panino con prosciutto cotto, melanzane e fontina e... un bicchiere (no, non voleva leggere dal fogliettino, voleva dirlo da sola!) e un bicchiere di centrifuga di pesce” Il cameriere a stento trattenne un sorriso d'imbarazzo.
- Centrifuga di pesce non ne abbiamo...
- Sì, avete! L'ho bevuto ieri!
- Impossibile!
- Me l'ha portato un altro cameriere!
- Cosa ti ha portato esattamente?
- Centrifuga di pesce! Ecco me l'ha scritto qui! Disse lei tirando fuori dalla tasca in fogliettino...

Questi furono i miei primi approcci gastronomici e linguistici con la cultura italiana, come oggi, a quest'ora di tanti, tanti anni fa... Adesso il frullato di pesche lo preparo ai miei figli aggiungendo anche un pizzico di cannella in polvere e zucchero di canna greggio e quel ragazzino che mi portava le pesche è sempre un abbraccio che ritrovo quando torno nella mia terra. Oggi 17 Agosto, giorno caldo, godetevi un bicchiere fresco e nutriente di frullato di pesce! Ops! Di pesche volevo dire!


Ingredienti:
  • pesche
  • acqua
  • cubetti di ghiaccio
  • zucchero e cannella

Esecuzione:
Frullate, annacquate, mischiate e gustate!Un bacio, alla prossima!