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giovedì 15 aprile 2021

Call me buttercrunch

Snack, dolce, sfizio? Call me buttercrunch! Croccante sfoglia di pizza Stuffer avvolta dal caramello al burro, cioccolato fondente e frutta secca.

Snack, dolce, sfizio? Call me buttercrunch! Croccante sfoglia di pizza Stuffer avvolta dal caramello al burro, cioccolato fondente e frutta secca.
È arrivato un nuovo prodotto Stuffer che noi blogger, abbiamo provato e ci siamo lasciate ispirare per proporvi poi delle ricette: le sfoglie di pizza. Quattro sottili sfoglie di pizza, realizzate senza lievito, scatenano la creatività e possono soddisfare tutti i palati. Inizialmente le ho provate condendole come si fa con la flammkuchen, la tarte flambée o pizza alsaziana. Squisite. Ma poi non ho resistito e da spirito che sperimenta sempre, ho voluto provare a cuocerle così come sono, senza condirle, per vedere cosa sarebbe uscito fuori. Due grandi, fragranti e croccanti crackers! Avevo sentito di una ricetta che si prepara col pane azzimo matzah, che si fa per la Pasqua ebraica, il matzo buttercrunch. Ricetta messa a punto da una pasticcera e autrice di molti libri, Marcy Goldman che cercava di soddisfare i gusti del suo figlio piccolo, che non mangiava nessuno dei dolci tradizionali della Pasqua ebraica.
Ero scettica sul fatto che potesse piacermi o che potesse avere i poteri ammalianti millantati, ma ve l'ho detto, mi piace sperimentare e sfidare sempre i miei limiti. Ho preparato i buttercrunch. Ero scettica sulla riuscita, ero scettica sul risultato... Ero scettica sulle quantità degli ingredienti e sul procedimento, ma ho voluto eseguire la ricetta così come mi veniva proposta e miracolo! I buttercrunch preparati con le sfoglie di pizza Stuffer, creano dipendenza. Sono molto, ma molto buoni. Ero pronta perfino a scommettere che non sarebbero rimasti croccanti il giorno dopo, invece anche in questo ho dovuto ricredermi e ora sono pronta a scommettere che possono piacere a tutti.
Ho ancora una confezione di sfoglie di pizza in frigo, mille idee su come condirle, eppure, sento i buttercrunch che mi chiamano e non credo che opporrò ulteriore resistenza. Oggi stesso li ripreparo e se burro e zucchero non vi sembrano una proposta salutare, provate ad iniziare la vostra giornata con uno yogurt, frutta e un pezzetto di buttercrunch spezzettato sopra.

Snack, dolce, sfizio? Call me buttercrunch! Croccante sfoglia di pizza Stuffer avvolta dal caramello al burro, cioccolato fondente e frutta secca.

Ingredienti per 2 sfoglie:

- 2 pezzi di sfoglia di pizza Stuffer
- 100 g zucchero di canna integrale
- 1 g di sale
- 100 g burro (o margarina)
- 25 g acqua
- 100 g di gocce di cioccolato fondente
- 60 g granella di frutta secca (noci, noci pecan, mandorle e pistacchi)

Procedimento:

Posizionate la vostra teglia senza carta da forno a contatto col fondo del forno, e scaldate teglia e forno a 250°C in modalità forno statico. Infornate le sfoglie e cuocete per 5-7 minuti.
In un pentolino fate sciogliere il burro (o la margarina per la versione vegan) aggiungete lo zucchero, il sale e l'acqua, mescolate, portate in ebollizione e lasciate cuocere per 3 minuti.
Con grande attenzione a non bruciarvi rovesciate il caramello al burro sopra le sfoglie di pizza che avrete posizionato sulla teglia foderata con carta da forno questa volta. Spalmate il caramello perché copra tutta l superficie delle sfoglie.
Infornate nel ripiano centrale a 160°C statico per 10-14 minuti. Dopo i primi 10 minuti controllate a vista la cottura del caramello.
Sfornate, distribuite sopra le gocce di cioccolato e spalmate per coprire bene le sfoglie.
Aggiungete la granella prescelta lasciate sfreddare per 10 minuti. Se volete pezzi regolari, tagliate con la rotella taglia pizza prima di trasferire in frigo per un ora. Se invece preferite pezzi irregolari, spezzettate a mano dopo aver lasciato indurire cioccolato e caramello in frigo.

Snack, dolce, sfizio? Call me buttercrunch! Croccante sfoglia di pizza Stuffer avvolta dal caramello al burro, cioccolato fondente e frutta secca.

lunedì 4 marzo 2019

Halva di Farsala


Bloghino mio hai compiuto 3 anni, ti festeggio in super ritardo quest'anno. Tre anni fa, nascevi come un'estrema risposta al amletico dilemma “to be or not to be” (essere o non essere!) E tanto per esprimere meglio questo mio dilemma ti ho fatto nascere un giorno che esiste solo ogni 4 anni. l 29 Febbraio! Sei pieno di ricette ma il travaso da me a te non è nemmeno a un quarto della molla complessiva. Come ogni blog sei stato il mio rifugio, il mio sfogo, il mio cercare nuovamente le mie coordinate e forse le ho trovate! Di te e a te parlo sempre ad un post dedicato al tuo compleanno. Ho parlato QUI festeggiandoti con la torta pane, burro e marmellata e QUI con una millefoglie di pasta fillo caramellata. Quest'anno ti festeggio anche se in ritardo con una ricetta tradizionale greca ma di molti altri popoli pure! Halva in ebraico antico significa "dolce" e con questo nome si trovano ricette simili o molto diverse tra loro con luoghi di origine in Grecia, Israele, India, Tunisia, Russia, Ucraina, Albania! In Grecia lo si trova in tre ricette diverse e ogni ricetta ha le sue versioni.
  1. fatto con semola grossa, acqua, zucchero, burro o olio, frutta secca e cannella
  2. fatto con acqua, zucchero, tahini (sesamo macinato)  con vaniglia, cacao, misto, con frutta secca o senza 
  3. e il halvas di Farsala (piccola cittadina della Tessaglia) che si trova in tutte le sagre e feste popolari, fatto con acqua, amido, zucchero caramellato, burro o olio e mandorle.
Io vi presenterò il terzo, quello di Farsala che di norma viene cotto in paioli di rame, ma anche se a casa è impossibile ottenere un risultato pari a quello dei maestri artigiani che lo preparano per le sagre, vi assicuro che il risultato è ottimo! Si serve caldo o freddo (eppure qui, come per il Rizogalo. ci sono due partiti), e c'è anche  chi gradisce aggiungere sopra ulteriore zucchero e cannella. Zucchero su zucchero insomma, ma o è dolce (halva appunto) o non lo è!
La ricetta che vi do è quella di mia zia. Quelle che trovavo in rete le ho tutte bocciate... Chi per troppo zucchero chi per troppo burro. Alla fine ho chiamato zia (la sorella di mia mamma, la prima figlia di nonna Marigoula): "Zia, ricetta per halva di Farsala?" E lei subito senza batter ciglio: "4 tazze di acqua, 2 tazze di zucchero, 1 tazza di amido, un po' di olio o burro, un pugno di mandorle spellate e tostate" Ho dimezzato la dose, misurato ed ecco a voi il risultato di un dolce che può essere anche completamente vegan se lo gradite di più.
Ah, dimenticavo! Bloghino mio tanti auguri! Al tuo terzo anno di vita mi hai portato una bella collaborazione con una azienda che apprezzo e bei viaggi e incontri. Continui a portare  nella mia vita tante belle persone e ad essere un ininterrotto arricchimento. Auguri, auguri, auguri!


   
Ingredienti:

  • 660 ml di acqua
  • 85 g di amido di mais
  • 300 g di zucchero
  • 50 g di burro o olio d'oliva extravergine
  • 80 g di mandorle

Esecuzione:

Immergete per 2 minuti le mandorle in acqua bollente. Spellatele, asciugatele e mettetele in forno già caldo a 180°C per 10-12 minuti.
Fate sciogliere l'amido nell'acqua. In una pentola mettete 200 g di zucchero e lasciatelo su fiamma bassa fino a che non si scioglie e si caramella. Non lasciatelo inscurirsi troppo perché prende un gusto amarognolo. Con attenzione a non bruciarvi  versate nel caramello l'amido disciolto bene nell'acqua (mischiate prima di versarlo perché si deposita sul fondo).
Con un mestolo in legno girate il halva come si fa per la polenta. Quando avrete ottenuto una massa omogenea, aggiungete il burro o l'olio e continuate a girare fino a che la massa si raccoglie da sola e si stacca dalle pareti. Aggiungete le mandorle tostate, Versate in una teglia piccola (la dose va bene per una tortiera d'alluminio usa e getta) cospargete bene col resto dello zucchero e infornare a modalità grill fino a che sopra non si crei una crosta caramellata.
Il vostro halva di Farsala è pronto da gustare sia caldo che freddo!




mercoledì 13 giugno 2018

Kourabiedes


Ricetta pluri-richiesta e pluri-cercata! Mi è stata chiesta a Natale, a Pasqua, a Capodanno e a Ferragosto,  con sole e con pioggia. L'ho fatta e rifatta ma mai fotografata in modo soddisfacente. Kourabiedes (singolare kourabies) sono dei dolci che si preparano a Natale o per altri occasioni di festa. Sono dolci, per favore non chiamatemeli biscotti! Sono dolci dell'epoca in cui i frigoriferi non esistevano. Il loro zucchero a velo non è decorativo ma fa parte della loro essenza! E' quello dal quale prendono la dolcezza. La loro pasta è friabile ma non sono dei frollini. Sono burrosi ma non biscotti al burro! Hanno un procedimento di lavorazione diverso della pasta frolla e sono profumati con una piccola goccia di acqua di rose.
Per preparare kourabiedes si usa il burro chiarificato in miscela tra burro di latte vaccino e burro di latte ovino (che in Italia non trovo, quindi niente miscela per me) in proporzioni variabili che cambiano dalla mano di chi realizza la ricetta dando così il proprio tocco personale.
Kourabiedes potete trovare in forma di mezza luna, forma tonda (come quelli che ho fatto io) ma anche a cuori e stelle se si tratta di kourabiedes di Natale! Li potete trovare con mandorle spelate o non, con noci o nocciole. Quelli che io amo di più e credo siano i più comuni, sono con mandorle spelate e tostate. Sono comunque quelli dei quali vi do la ricetta e che piacciono tanto a tutti quelli che li hanno assaggiati.



Ingredienti:
(34 pezzi circa)

  • 250g di burro chiarificato (lo facciamo insieme)
  • 450g di farina
  • 1 tuorlo
  • 30g di zucchero
  • un pizzico di sale
  • 40ml cognac o brandy
  • 100g di mandorle tostate e grossolanamente tritate
  • 8g di lievito in polvere
  • acqua di rose per uso culinario (altrimenti acqua di fior d'arancio)
  • 150g circa di zucchero a velo


Esecuzione:

Come prima cosa chiarifichiamo il burro quindi mettete in un pentolino  il burro e scioglietelo a fiamma bassissima oppure al microonde (usando una ciotola di vetro in tal caso) senza mai mescolarlo. Lasciatelo riposare per 20 minuti in modo che l'acqua e le proteine del latte si separino e si depositino sul fondo. Mettete in burro in frigo in modo che i solidifichi e diventa così più facile prelevare solo la materia grassa lasciando sul fondo il liquido bianco. Chiarificando il burro esaltate il suo profumo e aumentate il suo punto di fumo il che non è male dal punto di vista nutrizionale.
Pelate le mandorle immergendole in acqua bollente per 2 minuti, asciugatele, adagiatele in una teglia foderata da carta forno e infornatele a 180°C per 10 minuti circa. Quando si sfreddano tritatele grossolanamente.

Con le fruste elettriche montate bene il burro chiarificato con i 30g di zucchero e un pizzico di sale. Aggiungete il tuorlo e il cognac e appena vengono incorporati iniziate ad aggiungere la farina setacciata insieme al lievito. Infine incorporate le mandorle tritate. L'impasto dei kourabiedes non ha tempo di posa, può essere lavorato subito.
Messo tra due pezzi di carta forno si stende facilmente ad uno spessore di 2cm e tagliato con le formine di mezza luna, oppure formate delle palline, schiacciatele leggermente e mettete a cuocere su forno statico prescaldato a 180°C per una ventina di minuti. NON devono prendere colore che altera il loro sapore e profumo.

Appena tirate fuori la teglia spruzzate con delle minuscole gocce di acqua di rose e spolverate con abbondante zucchero a velo, mentre sono ancora caldissimi. Il vapore che emanano i kourabiedes caldi farà in modo che lo zucchero a velo resti attaccato. Lasciate sfreddare completamente prima di trasferirli perché sono delicatissimi. Se gli dovete offrire o regalare nel momento di ricomporre il piatto di kourabiedes, rinnovate la spolverata di zucchero a velo!


I dolci in Grecia si offrono accompagnati rigorosamente da un bicchiere di acqua fresca e i kourabiedes vanno gustati a piccoli morsi. Non mettete un kourabies intero in bocca che rischiate di restare con la bocca dolcemente impastata di zucchero, burro e mandorle! Gustateli a piccoli morsi!




giovedì 15 febbraio 2018

Cioccolatini di mandorle caramellate


Noi San Valentino l'abbiamo festeggiato così... chiusi in cucina con la scusa, "è cioccolato fondente, non fa per bambini!" e ce li siamo fatti fuori tutti! Uno a te, uno a me, un bacetto... Cioccolatini minimal! Mandorle caramellate tuffate nel cioccolato fondente che più ci piace. Nella mia fantasia avrei incollato le mandorle formando dei cuori, ma meno male che non ha trovato incollata pure me! Ho subito ripiegato ai brutti ma buoni cumuli fatti alla meglio che tanto bene conosco. L'ultima volta che li ho preparati avevo 16 anni e uno a te, uno a me, pur di evitare il bacetto col compagnodiscuola-amicodelcuore-24oresu24-manonstiamoinsieme avevamo fatto fuori circa mezzo chilo di cioccolatini di mandorle caramellate! Eccovi la ricetta! Facili, veloci e semplici!



Ingredienti:
  • 3 cucchiaiate di zucchero
  • 50-70g di mandorle
  • 100g di cioccolato fondente

Esecuzione:

Portate in ebolizione un pentolino di acqua, spegnete il fuoco, gettate le mandorle e lasciate per 1, 2 minuti massimo. Scolatele, togliete la pelle e asciugatele tamponando. Tostate le mandorle mettendole in una padella antiaderente a fuoco basso, per 2-3 minuti girandole in continuazione per ottenere una tostatura abbastanza omogenea, senza bruciarle.
In una padella antiaderente, buttate 3 cucchiaiate colme di zucchero e ponete a fuoco basso, mescolando finché lo zucchero si sciolga e caramella. Non lasciate che imbrunisca troppo, perché avrà il sapore amarognolo del bruciato.
A gruppi di 3 o 4 mandorle passatele nel caramello e lasciatele indurire su carta da forno. Non c'è bisogno che siano ricoperte di caramello completamente, quanto basta per farle incollare tra di loro, altrimenti i cioccolatini risultano troppo duri.
Sciogliete a bagnomaria il cioccolato fondente e tuffate i vostri brutti e indefiniti cumuli di mandorle caramellate. Appoggiate nuovamente su carta forno, aspettate che il cioccolato si solidifichi e assaggiate! Se riuscite a fermarvi prima che finiscano tutti, scrivetemelo che vi mando un premio!


Baci da una sempre (o quasi) innamorata!

lunedì 16 ottobre 2017

Torta di mandorle e mele cotogne

 

Mela cotogna! Un frutto autunnale dimenticato dai trend gastronomici che marciano su zucca, mela e cannella, castagne e melograni. E a dire che si tratta di uno dei frutti più antichi che conosciamo, coltivato già nel 2000 a.C. dai Babilonesi e considerato frutto sacro ad Afrodite (Venere) tra i Greci, come dice la Wikipedia. Nella montagna di Pelio da dove partono metà delle mie radici si usa per fare confetture, la cotognata tagliata a cubetti, si usa conservarlo a pezzetti dentro uno sciroppo denso insieme a mandorle spellate per essere offerto come dolce al cucchiaio accompagnato da un bicchiere di acqua fresca, ma si usa anche in preparazioni salate!
In questa ricetta che io considero di cucina greca, viene abbinato ad una torta di mandorle fatta secondo ricetta tradizionale, usando la tortiera apribile da 24 cm. Per la torta di mandorle le nonne usavano dire che  si prende come misura l'uovo. 4 uova? Allora 4 cucchiai di mandorle, 4 di pangrattato, 4 di zucchero.  5 uova,  6 uova? Via di seguito! E' tuttavia una torta che ha bisogno di essere bagnata, quindi io per riportarla ai miei gusti ho ridotto lo zucchero interno alla quantità che mi serve giusto per sbattere i tuorli rendendoli cremosi. L'ho arricchita con mandorle intere e impreziosita con pezzi di mele cotogne, decorata infine con qualche striscia di cioccolato fondente fuso, ma credo che sarebbe stata buona anche con dei ciuffi di panna montata. Sperimentate la vostra versione! Eccovi la ricetta, ingredienti e procedura per gustare la torta di mandorle e mele cotogne:




Ingredienti:
  • 6 uova a temperatura ambiente
  • 6 cucchiaiate di mandorle tritate fini
  • 6 cucchiaiate di pangrattato
  • 2 cucchiaiate di zucchero
  • scorza di limone non trattato
  • mezza tazzina di cognac, rum o brandy
  • 1 cucchiaino di lievito per dolci
  • un po' di mandorle pelate intere
  • mela cotogna tagliata a dadini
  • una noce di burro per la teglia
  • 1 cucchiaiata di  zucchero di canna
per lo sciroppo:
  • 200gr di zucchero
  • 100ml di acqua
  • un pizzico di sale
  • una cucchiaiata di succo di limone
per decorare
  • cioccolato fondente o ciuffi di panna montata

Esecuzione:

Lavate, sbucciate e tagliate a dadini la mela cotogna e mettetela in un recipiente con un po' di acqua e succo di limone.
Montante a neve fermissima gli albumi delle uova. In un altra ciotola lavorate con le fruste elettriche i tuorli con 2 cucchiaiate di zucchero, fino ad ottenere una cremina chiara e spumosa, aggiungete mezza tazzina di cognac, rum o brandy e poi le mandorle tritate e il pangrattato, la scorza di limone e il lievito in polvere. Con una spatola in silicone o cucchiaio di legno incorporate gli albumi montati a neve (movimenti lenti e dal basso verso l'alto).
Imburrate bene una tortiera apribile e spargete sul fondo 2 cucchiaiate di zucchero di canna, i pezzi di mela cotogna e qualche mandorla pelata, intera. Rovesciate il composto della torta di mandorle sopra e cuocete a forno statico prescaldato a 180°C per 35 minuti circa.
Prima di tirare fuori dal forno la torta, preparate lo sciroppo, facendo bollire per 3 minuti l'acqua con lo zucchero e un pizzico di sale. Appena spegnete aggiungete una cucchiaiata di succo di limone (e se volete mezza tazzina di cognac, rum o brandy ancora)
Togliete la torta dal forno, e bagnatela ancora calda col lo sciroppo caldo. Lasciate sfreddare, capovolgete nel piatto di portata e decorate con strisce di cioccolato fondente fuso o con ciuffi di panna montata se preferite! Eccovi il risultato:


martedì 10 gennaio 2017

Torta Angelica


Eccovi ricetta e breve storia della torta Angelica, come avevo promesso insieme ai miei auguri per il nuovo anno! Questa ricetta di Apriti Sesamo viene concepita, tanti mesi fa, durante un amplesso mattutino tra l'ispirazione greca e l'aria di questa città sarda. Nasce dunque a Quartu Sant'Elena e con la pretesa di essere considerata tra i dolci sardi e precisamente tra i dolci quartesi! Rivendica insomma un riconoscimento dalla sua terra natia! Figlia illegitima di fatt'e cottu e nipote, sempre illegitima, del famoso pan'e saba (antica nobiltà dolciaria della Sardegna) fa la sua prima apparizione pubblica durante il Capodanno del 2017. Diventa una torta inaugurale perché ripiena di sapori, profumi e significati! Sotto la sua veste  angelica di cioccolato bianco nasconde ingredienti usati per addolcire la vita  sin dall'antichità: sapa o saba, uva passa, noci e mandorle. I suoi profumi, cannella, buccia d'arancia  abbrustolita, saporita, rum, si amalgamano bene per crearne uno tutto suo, unico, quello di una torta angelica, appunto! 

 

Ingredienti:
per il "pan di Spagna"
  • 5 uova piccole
  • 100gr di farina di riso (o farina 00 se non si hanno problemi col glutine)
  • 20gr amido di mais
  • 50gr di zucchero
  • 1 cucchiaino di lievito per  dolci
per la farcitura
  • 250gr di marcarpone
  • 200ml di panna
  • 10gr di zucchero
  • bucia abbrustolita di 2-3 arancie
  • 50gr di uva passa
  • 25gr di noci
  • 25gr di mandorle
  • 25ml rum
  • mezzo cucchiaino di cannela
  • 1/3 della bustina di saporita
per la bagna
  • 300ml di sapa o saba (mosto d'uva cotto)
per la copertura
  • 250gr di cioccolato bianco
  • 80ml di latte
  • 5-6 cilegine candite 

Esecuzione:

Prepariamo il "pan di Spagna" (e lo metto tra virgolette perché la ricetta tradizionale del pan di Spagna è senza lievito e prevede un altro procedimento di quello che vi descrivo qui.)
In una terrina mettete le uova con lo zucchero semolato e con le fruste elettriche lavorate bene finchè diventi una crema chiara, spumosa e voluminosa.


 Aggiungete la farina (io di riso), l'amido di mais e il lievito (quello consentito nel caso di senza glutine) e continuate per pochi minuti fino ad avere una cremina omogenea.
Mettete la carta forno sulla teglia del forno, quella più larga che avete, e con delicatezza trasferite il composto e fatte in modo che sia spalmato in modo uniforme su tutta la teglia.
Cuocete in forno prescaldato e statico a 180°C per 15 minuti circa.

Lasciate sfreddare e il vostro "pan di Spagna" è pronto per essere usato!
 

Prepariamo la farcitura:
Con un coltello grande, meglio s'è la mezzaluna, sminuzzate l'uva passa, mettetela in ammollo nei 25ml di rum e coprite con pellicola trasparente.
Tuffate le mandorle in acqua bollente per un minuto per poter togliere la buccia. Assiugatele e tostatele per qualche minuto in una padella antiaderente, a fuoco medio basso.
Prelevate la buccia di 2-3 arancie non trattate, facendo attenzione per prendere solo la parte arancione e non quella bianca. Con la mezzaluna trittatela finemente e mettetela nella padella antiaderente, su fuoco medio basso, per abbrustolirla.
Infine mettete nel trittattuto mandorle, noci e buccia d'arancia e riducete tutto in polvere.
Montate la panna e in un altra terrina lavorate sempre con le fruste eletriche il mascarpone con 10gr di zucchero. Una volta che il mascarpone si sarà ammorbidito e lavorato, con una spatola di silicone, incorporate la panna montata mescolando delicatamente. Aggiungete il tritto di mandorle - noci - buccia d'arancia, l'uva passa con il rum, la cannela e la saporita.

Costruiamo la nostra torta Angelica:
Tagliate il "pan di Spagna" in tre striscie, servendovi di un righello se necessario.

Baghate la prima striscia con la sapa o saba. Vi servirano circa 100ml di sapa per stratto o se volete anche qualche ml in più. La sapa se molto dolce e densa può essere diluita con dell'acqua. Importante avere 300ml di liquido. (La mia sapa per esempio, fatta da me ad Agosto, era densissima come il miele, quindi ho diluito con acqua al 50%).
Mettete quasi la metà della farcitura (durante la preparazione mi è andata via una mezza tazza di crema, assaggiata dai maschietti di casa che non potevano aspettare la composizione finale).
Proseguite con un altro strato di pan di Spagna bagnato, poi il resto della crema e l'ultimo pezzo di pan di Spagna.
Mettete a bagnomaria una terrina con il latte e quando si scalda intorno ai 40°C  mettete il cioccolato bianco spezzettato, alzate di pocchissimo la temperatura, poi spegnete e aspettate che inizi a sciogliersi. Amalgamate con una frusta a mano il composto fino a che non sarà omogeneo. Lasciate sfreddare in modo che si adensi un po'. Mettete la torta Angelica sopra una grata e copritela con il cioccolato. Decorate con le ciligine tagliate a metà, lasciate ferma la torta in frigo per qualche ora e la vostra Angelica è pronta per essere trasferita  sul vassoio di portata!

Provatela, vi delizierà! Una torta morbida ma con tanto carattere che riporta ai sapori e ai profumi di fatt'e cottu e di pan'e saba, antichi dolci sardi. A voi rinnovo i miei auguri per l'anno appena iniziato e a donna L. che mi ha iniziato ai dolci sardi mando un abbraccio che le giunga di ringraziamento!



martedì 28 giugno 2016

Amaretti



Un dolce fatto di mandorle dolci e mandorle amare che accomuna Grecia, Italia, Svezia e sicuramente qualche altro paese che io ignoro.
Ebbene sì! I tanto amati amaretti diffusi in tutte le regioni italiane, (nella loro versione sarda per la precisione) si trovano identici in Svezia, ma fanno parte anche della cucina greca! Solo che dalle mie parti non si chiamano amaretti bensì ergolàvi ovvero "impresari edili!"
Cosa c'entrano gli amaretti con gli impresari edili resterà, credo, per sempre un mistero! L'unica cosa certa è che per essere amaretti autentici devono contenere una piccola quantità di mandorle amare e non soltanto l'essenza.
Tanti gli interrogativi che sorgono. Dove trovare mandorle amare? Ma soprattutto, quante mandorle amare si possono mangiare, dato che in grandi quantità risultano velenose per il rilascio di cianuro nel organismo? Le risposte ce li ho date dalla mia bisnonna che durante tutto il periodo delle albicocche usava mangiare oltre che il frutto anche il piccolo seme amaro che si trova dentro il nocciolo, l' armellina!
La bisnonna, nata e vissuta nella montagna dei Centauri, monte Pelion, con la concentrazione più alta in Europa di erbe officinali, sapeva usare tutte le erbe e l'alimentazione a favore della sua salute. Morta a 97 anni una mattina come le altre, coricandosi e chiudendo gli occhi. Quindi se mi diceva che le mandorle amare bisogna mangiarle (lei diceva che prevenivano il cancro) ma in piccole quantità, non più di 3-4 al giorno, i conti sono presto che fatti. Con le seguenti quantità di mandorle dolci escono 15-16 amaretti. Quindi non si devono usare più di 45 mandorle amare, basandosi chiaramente sulle mie conoscenze da bisnipote!
Adesso che ci sono le albicocche non perdete l'occasione di valorizzare l'armellina! Raccoglietele, preparate profumatissimi amaretti e fate la scorta essiccandole e conservandole in un contenitore  ermetico nel vostro frigo!


Ingredienti per 15-16 pezzi:
  • 250gr mandorle dolci
  • 45 mandorle amare
  • 2 albumi d'uova piccole
  • 125gr zucchero a velo
  • pizzico di sale
  • filetti di mandorle o 15/16 mandorle intere, oppure 15/16 ciliegie candite per decorare

Esecuzione:

Riempite un pentolino di acqua e portatela in ebollizione. Spegnete e tuffate le mandorle (dolci e amare) per 1-2 minuti. Scolatele e sono pronte ad essere facilmente spellate. Asciugatele e mettetele in una padella antiaderente per qualche minuto a fuoco basso, in modo che perdano l'umidità senza tuttavia abbrustolirsi! Lasciatele sfreddare e tritatele a farina finissima.

Montate a neve ferma i bianchi d'uovo con un pizzico di sale.

Mescolate la farina di mandorle con lo zucchero a velo e aggiungendo i bianchi montati a neve e mischiate delicatamente.

Formate delle palline dimensione di una piccola albicocca, schiacciatele leggermente e mettete in una teglia foderata da carta forno. Potete usare anche un cucchiaio, mettendo una cucchiaiata di impasto per ogni amaretto. 

Decorate a piacere, con filetti di mandorle o una mandorla intera puntata al centro, oppure con una piccola ciliegia candita.

Cuocete a forno prescaldato, a 160°C per 30 minuti circa.